La Percezione Storica della Biondezza: Dalla Prostituzione alla Divinità

Da una prospettiva storica, sebbene l’idea che “la biondezza appartenesse solo alle prostitute” non sia generalmente vera, esiste un periodo storico molto specifico e famoso che ha dato origine a questa percezione: l’Antica Roma.

Tuttavia, l’origine dell’argomento presenta un netto contrasto tra le obbligazioni legali a Roma e la percezione divina nell’Antica Grecia. Esaminare come questa percezione sia cambiata nel corso dei periodi ci aiuta a comprendere meglio l’argomento:

Obbligo Legale e Percezione nell’Antica Roma

Nell’Antica Roma, la ragione per cui la biondezza era direttamente associata alla prostituzione derivava interamente da una necessità giuridica.

Distinzione Legale

Durante l’Impero Romano, esistevano leggi molto severe per distinguere le prostitute (meretrices) dalle “rispettabili” donne sposate (matrone) nella società. Mentre le matrone si coprivano il capo e camminavano con i loro dignitosi capelli scuri, le prostitute erano legalmente obbligate a tingere i capelli di biondo o in tonalità di rosso o a indossare parrucche di questi colori.

Perché il Colore Giallo/Biondo?

I Romani erano naturalmente per lo più con i capelli scuri. Dopo aver iniziato a combattere con le tribù dell’Europa settentrionale (Germanici e Celti), le schiave bionde portate da lì iniziarono a rappresentare il “foresto, eccentrico e prigioniero” per i Romani. Il colore dei capelli di queste schiave, che si trovavano in fondo alla gerarchia sociale, fu trasformato in un marchio legale per determinare lo status.

Inversione di Tendenza

Con il tempo, le donne ricche dell’aristocrazia romana iniziarono a trovare questi capelli biondi luminosi e queste parrucche esotici e attraenti. Le parrucche fatte con i capelli delle schiave portate dal Nord divennero così popolari che anche le donne nobili iniziarono a schiarirsi i capelli usando materiali come il grasso di capra e la cenere di faggio. Questa situazione sabotò in pratica lo scopo della legge.

La Biondezza nell’Antica Grecia: Divinità e Bellezza Ideale

A differenza di Roma, la biondezza nella cultura greca antica (o le tonalità biondo dorato/castano chiaro) non era associata alla prostituzione, ma piuttosto alla divinità, alla purezza e all’eroismo.

Dei ed Eroi

Nella mitologia greca, la dea dell’amore e della bellezza Afrodite, la dea della caccia Artemide e il dio della luce Apollo erano spesso raffigurati come “dai capelli d’oro” (chryskomos). Nelle epopee di Omero, grandi eroi come Achille e Menelao erano anch’essi elogiati per i loro capelli biondi.

Status Sociale

Ad Atene, la biondezza naturale era molto rara, rendendola un segno di superiorità e aristocrazia. Le donne cercavano di schiarirsi i capelli usando metodi come l’aceto, gli estratti vegetali e l’esposizione al sole. Anche le lavoratrici del sesso (in particolare le cortigiane intellettuali note come Etaire) si schiarivano i capelli per conformarsi a questo ideale di bellezza, ma questa non era un’obbligazione legale o una restrizione a loro esclusiva, bensì la tendenza generale di bellezza dell’epoca.

Medioevo e Oltre: Dalla Sacralità alla Demonizzazione

Dopo la caduta di Roma, il significato della biondezza cambiò di nuovo in Europa:

Purezza nell’Arte Cristiana

Durante il Medioevo e il Rinascimento, i capelli biondi furono usati nell’arte cristiana per la Vergine Maria, gli angeli e le sante, diventando un simbolo di “innocenza e luce divina”.

Dicotomia Letteraria (Angelo vs. Diavolo)

In contrasto, particolarmente durante il tardo Medioevo e i periodi delle cacce alle streghe, i capelli biondi o rossi sorprendentemente luminosi erano talvolta associati anche a “seduzione, peccato e stregoneria“. Le fondamenta dei cliché letterari come la “pura fanciulla bionda” contro la “femme fatale mora/rossa pericolosa e seducente” (o viceversa) furono poste durante questi periodi.

Historical and cultural symbolism of blonde hair across different eras from ancient Rome to the Middle Ages, representing diverse societal perceptions.

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